domenica 17 Ottobre 2021
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Alta cucina vegetale, anche le insalate diventano stellate

Spesso, quando si pensa all’alta cucina, si immaginano ricette aventi come protagonisti principali la carne, il pesce e altre materie prime considerate di qualità premium e di nicchia. In realtà non è così, perché qualsiasi alimento nelle mani di un bravo chef può diventare un piatto stellato, a patto che lo stesso alimento sia di eccellente qualità.     Un discorso di questo tipo può valere anche per delle semplici insalate, che si trasformano in veri e propri piatti di alta cucina vegetale.

Alla scoperta dell’alta cucina vegetale

Per alta cucina vegetale s’intende un modo di vedere la cucina molto particolare, e totalmente privo di proteine e derivati animali. Si fa dunque riferimento a ricette stellate che esaltano le verdure, i tuberi, la frutta e gli ortaggi.

Questi alimenti vengono trasformati in fantastici piatti gourmet grazie al tocco dei più grandi chef, divenuti famosi proprio per questo particolare approccio alla loro professione. Non deve stupire, dunque, il fatto che una “semplice” insalata sia riuscita ad ottenere 3 stelle Michelin. Si fa riferimento alla ricetta realizzata da Enrico Crippa, ovvero la “21, 31 e 41”, che include l’utilizzo di frutti particolari. Uno tra questi è l’alchechengi, frutto noto per via di alcune proprietà, originario del Sudamerica ma coltivato anche in regioni italiane come la Sicilia.

Per realizzare un’insalata gourmet che assomigli il più possibile a quelle proposte nei ristoranti stellati, è preferibile informarsi prima sugli ingredienti da utilizzare, oltre che sull’impiattamento. Nel primo caso, basta far riferimento ad alcuni approfondimenti su specifici frutti esotici, come quello sull’alchechengi dei Fratelli Orsero, che spiega quali sono i diversi utilizzi in cucina della cosiddetta “lanterna cinese”. Naturalmente, per aggiungere un tocco di qualità ulteriore, è necessario imparare anche l’arte del già citato impiattamento.

Dettagli del piatto e altre informazioni utili sull’alchechengi

Come insegnano gli chef stellati, anche l’occhio vuole la sua parte.

Per creare bellezza nel piatto, infatti, bastano dei piccoli e semplici accorgimenti; perché non utilizzare dei fiori secchi, ad esempio, per dare armonia ed eleganza ad ogni singola ricetta, o, ancora, delle salse colorate, da utilizzare per valorizzare la materia prima sia dal punto di vista gustativo che visivo. Uno dei frutti che più si adatta all’uso decorativo, poi, è l’alchechengi, ormai quasi di casa in Italia, visto che il nostro paese possiede le giuste condizioni climatiche per coltivarlo nell’orto.

A proposito della sua coltivazione, infatti, è bene precisare che risulta necessario prevedere una concimazione di fondo del terreno col letame, nonché un sistema di irrigazione a goccia, entrambi alla portata di tutti in termini economici.

Il vantaggio è il seguente: l’alchechengi non richiede molte cure, di conseguenza può essere coltivato davvero da chiunque. Leggermente più complessa, invece, è la sua potatura, e in questo caso il consiglio è di rivolgersi ad un esperto, o di informarsi sui portali specializzati. Infine, è bene precisare che sono molti i frutti, oltre all’alchechengi, divenuti protagonisti dell’alta cucina vegetale, soprattutto se si considerano i frutti esotici.

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