lunedì 6 Dicembre 2021
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Come si diventa gamer professionista?

I videogiochi sono ormai una realtà dominante nel settore dell’intrattenimento e col passare degli anni hanno portato gli appassionati più assidui a capitalizzare sempre di più il loro talento. Di conseguenza, da qualche tempo a questa parte giocare ai videogiochi è diventata persino una professione per i più bravi. Di tornei ufficiali di titoli celebri come quelli calcistici o gli sparatutto ne venivano organizzati già a inizio millennio, ma adesso la situazione si è evoluta ulteriormente. In tanti, dunque, aspirano a diventare dei gamer professionisti per guadagnare e fare strada con i videogame, mettendo a frutto la loro dimestichezza con il controller.

Sia chiaro: benché si parli di attività ludiche, sfondare non è certamente facile. Sono migliaia i giovani che hanno maturato una certa esperienza nelle serie più famose e questo lo si può evincere anche dalle ordinarie sfide online alle quali possono accedere tutti. Un professionista è un gamer che conosce a menadito tutte le mosse e le possibili combinazioni dei tasti per impartire comandi ogni volta opportuni e precisi, rivelando tra l’altro una particolare sensibilità al tocco. Ad esempio, in alcuni giochi il salto di un personaggio sarà tanto elevato quanto lo sarà la pressione esercitata sul pulsante apposito. Insomma, è necessario acquisire molteplici automatismi e per riuscirci c’è un solo modo: l’allenamento.

Spesso la si sottovaluta, ma la pratica è un aspetto fondamentale del gaming. Gli aspiranti professionisti passano ore e ore davanti allo schermo per affinare la propria tecnica, sacrificando pertanto altre attività. Va da sé che non tutti potrebbero permetterselo, anche perché ancora oggi i videogiochi sono prevalentemente appannaggio dei più giovani, la cui priorità deve rimanere senza ombra di dubbio lo studio. Voi riuscireste a convincere i vostri giocatori a farvi giocare senza nemmeno aprire un libro durante la giornata? Molto improbabile. Chi vuole arrivare in alto deve essere sicuro del proprio talento e magari ritrovarsi di base in una condizione tale da potersi permettere tante sessioni di gioco senza alterare la propria vita e quella degli altri. La copresenza di fattori contingenti è fondamentale per riuscire in questa esperienza.

I gamer sono come delle specie di sapientoni di un videogioco. Devono far parte della community ed essere come un punto di riferimento anche per i giocatori classici, che magari si dilettano solo nel tempo libero con quel determinato titolo. Di recente la competitività nei videogiochi sportivi ha coniato il termine di “e-Sports” e non sono poche le squadre di calcio che ingaggiano gamer professionisti. Si tratta di un vero e proprio business che sta prendendo sempre più piede, un fenomeno di cultura di massa che conta proseliti in tutto il mondo.

Il buon gamer possiede solitamente tutte le attrezzature utili per giocare al meglio e non di rado è anche uno streamer, ovvero si proietta in live su qualche piattaforma di video sharing fornendo e talvolta ricevendo consigli. Questo discorso si può estendere a vari generi di giochi. Non c’è bisogno di sapere quali sono i casinò più celebri di Las Vegas per conoscere le regole peculiarità di determinate slot, se si gioca in live tramite qualche app di gambling interfacciandosi in tempo reale con un pubblico, oltre che con altri giocatori. Per diventare professionista serve almeno qualche anno. L’importante è che lo sport virtuale non soppianti del tutto l’attività fisica reale…

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