lunedì 6 Dicembre 2021
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Il “Bene Comune”: non sia slogan politichese ma prassi condivisa

In queste righe, visto che siamo in tempo di carnevale, mi sono travestito da “Grillo Parlante” e ho voluto lanciare alcune semplici riflessioni ad alta voce.

Lo scenario politico di Latina è ancora alquanto confuso ed obiettivamente “piatto”. Reali proposte politiche e di “contro-governo” non appaiono all’orizzonte. Il “Centro-destra” è praticamente assente tra la gente. Compaiono timorosamente interventi non coordinati di singole voci ma manca un reale ed organico disegno di opposizione e, probabilmente, si fa sentire la mancanza di leader condivisi e riconosciuti.

Parafrasando una Santo spagnolo, che evidenziava come la crisi della società è “crisi di Santi”, possiamo dire che la crisi della politica nostrana è “crisi di leader”.

Oggi, è venuta a mancare – oggettivamente – la presenza “tra la gente” della Politica, quella con la P maiuscola. Un “peccato grave” per il centro-destra che sembra essersi dissolto.

L’unica realtà che occupa la scena è oggi “Latina Bene Comune”, movimento civico (ma non troppo) che sta cercando – tra mille difficoltà – di guidare una macchina complessa quale è il Comune di Latina. Gli Input si susseguono, come le discussioni ed i confronti.

Molte le buone idee ma ancora non si riescono a vedere un percorso di reale sviluppo del territorio. Diamo tempo, ma… I risultati, diciamolo, tardano ad arrivare e tutto il sistema economico locale non può attendere ancora molto. Bisogna dare risposte, “bisogna fare”!

Oggi “LBC” ha una grande responsabilità, non solo quella di governare Latina (avendo una stramaggioranza bulgara!) ma quella insita nel suo nome “bene comune”. Un nome impegnativo che trasmette aspettative che non possono venire disattese. Non è più un problema di colore partitico… colori tutti sbiaditi, ma una impostazione culturale oltre che amministrativa.

Alcune scelte non le comprendiamo, come quella sulla scuola del Borgo che viene “statalizzata” da questa Giunta che dimostra (sembra) di porre in essere un vero atto ideologico, prima ancora che amministrativo. Questo non è né bello né condivisibile.

Ci viene in mente (ma sicuramente sbagliamo) quella cantilena che vede i cattolici buoni e bravi quando fanno volontariato, risolvendo molti problemi sociali come le mense della Caritas o interventi delle parrocchie per gli immigrati, per poi tornare ad essere tacciati di clericalismo quando si occupano di educazione o di politica… ma sicuramente ci sbagliamo e ci auguriamo un chiarimento ed un ripensamento della nostra Amministrazione comunale. Anche l’educazione dei nostri bambini rientra nel concetto di “bene comune”, come quello della sussidiarietà realizzato appieno con le scuole paritarie.

Non mi permetto di rammentare il significato ultimo di “bene comune”. Solo se andiamo a sfogliare le pagine del Magistero della Chiesa, ci rendiamo conto di cosa sia e che importanza abbia il concetto di “bene comune”… ”per bene comune s’intende l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alla collettività sia ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente” (CDS 164-184). Da qui poi ne deriva l’attualizzazione del bene comune in quelli che sono i compiti di una Amministrazione verso i servizi e la gestione del territorio.

In un saggio di Josè M.I. Langlois “La dottrina sociale della Chiesa”, per le edizioni Ares di Milano, si evidenzia come “la causa finale della società è il bene comune (…) che si presenta a volte con caratteristiche piuttosto astratte (….) allo stato attuale il bene comune di una determinata società comprende …. la sicurezza sociale, i servizi essenziali (acqua, salute, strade trasporti, commercio,) la conservazione dell’ambiente, l’educazione…” e così via, tutti aspetti che si traducono in prassi amministrativa.

Su questi aspetti bisogna lavorare con spirito di inclusione. Coinvolgendo i corpi intermedi, e attualizzando il concetto di sussidiarietà sempre.

Diciamolo: scegliendo questo nome, “Latina Bene Comune” (che ha affascinato un po’ tutti noi), i nostri amici hanno osato ed ora devono andare fino in fondo, con celerità, senza derive ideologiche e di parte ma puntando alla condivisione vera.

Il nostro Sindaco Damiano Coletta ha voluto, giustamente, cambiare libro e non girare pagina; ogni tanto il mettersi in discussione serve a tutti per una nuova rigenerazione. “Leggere” un nuovo libro è certamente stimolante ma bisogna essere accorti. Se ”il nuovo libro” non viene letto fino in fondo, vi è il rischio che la gente lo riponga nella libreria e ne scelga un altro. A noi, quando cominciamo un nuovo libro, piace leggerlo fino alla fine!

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