giovedì 18 Agosto 2022
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Il Pd non si spacca per ora. La minoranza aspetta l’elezione del Capo dello Stato

di Francesco Miscioscia – L’ipotesi di scissione nel Pd pare essersi affievolita nelle ultime ore. I democratici tuttavia restano un partito tutt’altro che unito. Anzi proprio la rivolta contro l’uomo solo al comando potrebbe avvenire in un momento molto più delicato per il premier.

La minoranza del PD non ha gradito il Jobs Act del governo votato alla Camera. Infatti una nutrita schiera di democratici ha abbandonato il proprio seggio durante la votazione. Si è trattato di un numero di deputati molto superiore a quello degli esponenti di Ncd. Segno dunque che sono in arrivo notevoli grattacapi per il Presidente del Consiglio.

Fassina, Civati, bersaniani e compagni resteranno buoni al loro posto fino alla discussione della riforma elettorale l’elezione del presidente della Repubblica.

Proprio per quanto riguarda la nomina del successore di Napolitano il premier dovrà confrontarsi con l’opposizione interna prima ancora che con gli alleati esterni.

Proprio Berlusconi è il pomo della discordia. La componente di sinistra del Pd è stanco dei veti del Cavaliere, che nelle scelte del partito pare avere più voce in capitolo dei democratici stessi. Ma la situazione non durerà ancora molto.

Sembra comunque inevitabile la frattura del PD con il partito dei lavoratori che manifestazione dopo manifestazione pare prendere sempre più forma. Manca però un leader carismatico, un personaggio che sappia trascinare con sè le masse. Landini sarebbe un profilo coerente, ma con lui verrebbe a crearsi un nuovo problema.

Nell’ambiente dei sindacati c’è chi vorrebbe un soggetto politico privo della componente del “vecchio” Pd. Situazione che con ogni probabilità i politici che occupano seggi a Montecitorio non accetterebbero per nessuna ragione. E allora anche la sinistra prende tempo, aspettando il momento opportuno per mettere in atto lo sgambetto decisivo, sperando che il calo di consensi di Renzi continui a scendere come sta facendo nelle ultime settimane (oggi datamedia ha rilevato un -5% della fiducia nel premier nell’ultimo mese). L’attimo propizio potrebbe essere proprio l’elezione del capo dello Stato, ripagando i famosi franchi tiratori renziani con la stessa moneta, che qualcuno nella minoranza già definisce “la madre di tutte le battaglie”.

Di Marketicando

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