lunedì 6 Dicembre 2021
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La burocrazia “blocca” l’impresa. Confartigianato: il mondo produttivo vuole fatti concreti

La burocrazia, di fatto, frena l’attività d’impresa. Può sembrare questo un luogo comune ma le statistiche le indagini sono implacabili. Confartigianato (www.confartigianato.it) ha svolto una importante analisi in materia, con dati del Doing Business 2017 della Banca Mondiale.

Secondo questi dati, l’Italia cresce meno delle altre economie avanzate: secondo le ultime previsioni del Fmi nel 2017-18 l’economia italiana crescerà dello 0,7% ritmo dimezzato rispetto a quello di Germania (1,5%) e Francia e Regno Unito (+1,4%) e meno di un terzo di quello previsto per gli Usa (2,4%) e Spagna (+2,2%). I processi di crescita vanno accompagnati da un contesto favorevole alle attività di impresa e da una elevata qualità dei servizi pubblici, su cui l’Italia mostra evidenti carenze.

Nell’aggiornamento Doing Business 2017 della Banca Mondiale – che analizza le regolamentazioni che influiscono sull’attività imprenditoriale – , si legge nell’analisi della Confartigianato, l’Italia è al 50° posto nel mondo per condizioni favorevoli a ‘fare impresa’, 33 posizioni dietro alla Germania (17° posto), 21 posizioni dietro alla Francia (29°) e 18 posti dietro alla Spagna (32°). La distanza si amplia nei confronti del mondo anglosassone e il gap arriva a 42 posizioni per gli Stati Uniti (8°) e 43 per il Regno Unito (7°).

La posizione dell’Italia si associa ad una evidente ritardo in ambiti relativi a importanti servizi pubblici: per i permessi di costruzione siamo all’86° posto, per la risoluzione di dispute commerciali siamo al 108° posto, per procedure e tempi per pagare le tasse al 126° posto.

L’arretramento dell’Italia nella qualità dei servizi pubblici non è giustificato da una minore spesa pubblica: nel 2017 la spesa corrente primaria (al netto degli interessi) in Italia è pari a 714,1 miliardi di euro, pari al 42% del PIL, superiore di oltre un punto alla media UE (40,9%).

Il ritardo dell’Italia evidenzia la necessità di proseguire sulla strada delle riforme volte a dare efficienza ed efficacia ai processi di produzione dei servizi pubblici. A tal proposito va osservato che secondo l’analisi dei dati dell’ultima rilevazione di Eurobarometro della Commissione europea sulla qualità percepita dei servizi pubblici l’Italia è agli ultimi posti nella classifica dell’Unione europea. A fronte del 52% di cittadini dell’Unione europea che giudicano buona la fornitura di servizi pubblici nel proprio paese, la quota si dimezza al 23% per l’Italia collocandola al 27° posto in UE; condizioni peggiori si riscontrano solo in Grecia. A tal proposito va evidenziato che proprio i Paesi che hanno accumulato un alto debito pubblico – Italia e Grecia – non hanno finalizzato gli squilibri di bilancio per rafforzare qualità e quantità dell’offerta dei servizi pubblici, appesantendo invece le condizioni di contesto per la crescita con effetti sulla sostenibilità del debito stesso.

È questa una “spietata” ma reale fotografia della nostra realtà nazionale, ma molto si potrebbe dire nelle realtà locali.

Al di là dei tanti pronunciamenti degli Amministratori di turno (al di là di colori partitici e fazioni politiche) la realtà è quasi speculare – tranne pochissime eccezioni di Enti locali virtuosi – a quella nazionale. Da tempo, noi di Confartigianato, lo andiamo dicendo ai quattro venti: il problema è l’eccessiva burocrazia!

La politica oggi fa troppi proclami, si avvinghia su se stessa come fa il Piccolo Principe di Exupery, nel vortice delle rapidi… un tanto agitarsi per poi muoversi su se stesso e… rimanere fermi. Il mondo produttivo, le imprese, chi giornalmente alza la saracinesca creando produzione e reddito, vuole decisioni veloci e fatti concreti. Solo così si potrà riprendere lo sviluppo locale delle nostre comunità. Il resto è “chiacchierologia” !

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