giovedì 11 Agosto 2022
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Sud pontino, dischetti di plastica in spiaggia: Legambiente sarà parte civile

Legambiente si costituirà parte civile nel processo che vede imputati 18 imprenditori del settore della mitilicoltura nel Golfo di Gaeta per inquinamento. Ieri era fissata l’udienza davanti alla sezione penale del Tribunale di Cassino, ma per un difetto di notifica è stata rinviata al prossimo 22 novembre.

A costituirsi parte civile per l’associazione a favore dell’ambiente sarà il presidente nazionale Stefano Ciafani, per procura dall’avvocato Diego Aravini del Ce.A.G. (Centro di azione giuridica) di Legambiente Lazio che con il presidente regionale Roberto Scacchi si avvale di un team che presta il servizio in vicende di reati ambientali.

L’inchiesta era partita in risposta ad un esposto inviato alla Procura della Repubblica nel 2017 dal Comune di Formia, costituitosi parte civile nel  processo tramite l’avvocato Domenico Di Russo, che segnalava la dispersione in mare di migliaia di “reste”, cosi vengono tecnicamente denominati i retini di plastica,  multicolore per distinguerne la provenienza dai vari allevamenti, utilizzati dai mitilicoltori nelle varie fasi di accrescimento dei bivalve, rinvenute maggiormente sulla spiaggia di Vindicio a Formia ma anche a Minturno e Gaeta. A subire i danni, oltre all’ambiente, decine di pescatori che persero le loro attrezzature divenute inservibili per un enorme quantitativo di questi dispositivi di plastica rimasti impigliati nelle maglie delle reti da posta.

“Secondo ripetute segnalazioni pare che l’episodio verificatosi sulla spiaggia di Vindicio non fosse  isolato – ha spiegato Dino Zonfrillo, presidente del Circolo Intercomunale Sud Pontino di Legambiente – ma sia solo la punta di un iceberg di grandi  proporzioni che ha prodotto  gravi danni  nel corso degli anni e lo sta ancora facendo, all’ecosistema marino del Basso Lazio”.

Le indagini erano state affidate alla Guardia Costiera allo scopo di accertare l’estensione, la durata del fenomeno e le eventuali responsabilità. Riteniamo che gli episodi di inquinamento che hanno impegnato i nostri volontari a frequenti interventi di bonifica sulle spiagge del Golfo di Gaeta – ha precisato Legambiente –  possano  facilmente ripetersi anche in considerazione che la tecnologia utilizzata è ormai superata da altre più sicure e meno impattanti sull’ecosistema e sulla economia del nostro territorio orientata al  turismo. La stessa Comunità Europea ha stanziato fondi per il riammodernamento – ha concluso Zonfrillo –  che consentirebbero anche la traslocazione offshore degli impianti. Per ora tale provvedimento è stato accolto tiepidamente dagli allevatori del nostro territorio tradizionalmente legati ad una tecnologia vecchia della acquacoltura partenopea”.

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