lunedì 8 Agosto 2022
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Bimbo precipitato dall’ascensore a Roma, condannato dipendente Atac

Si è concluso con la condanna del dipendente Atac che tentò di liberare madre e figlio il processo in cui era accusato proprio della morte del bambino di 4 anni che precipitò nell’ascensore della Metro A, a Roma. La sentenza per Flavio Mezzanotte, letta dal giudice monocratico del Tribunale della Capitale, è stata di 2 anni di reclusione, pena sospesa. Il giudice ha disposto anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 240mila euro come primo risarcimento per i genitori del piccolo Marco Grandefronte, e il nonno, che sono di Sermoneta, assistiti dall’avvocato Amleto Coronella.

Il 9 luglio del 2015, l’uomo salì con un montacarichi e aprì una porticina di collegamento tra i due ascensori. C’era però un vuoto di 40 centimetri che il bambino avrebbe dovuto saltare ma, divincolatosi corse verso l’uscita e non si accorse del pericolo precipitando in basso.

Il dipendente, secondo l’accusa, non sarebbe stato autorizzato alla manovra né all’utilizzo della chiave di emergenza. La squadra di emergenza autorizzata dell’Atac però tardò ad arrivare quel giorno, anche dopo le sollecitazioni della donna che aveva spiegato che nella cabina stavano soffocando. Marco cadde dall’altezza di 22 metri e per lui non ci fu nulla da fare.

Silvia Colasanti
Giornalista pubblicista dal 2009 ha cominciato a scrivere nel 2005. Laureata in Scienze politiche, con un Master in Diritto europeo, ha lavorato per tre anni (tra le altre esperienze) nella redazione de Il Tempo Latina, poi come redattrice al Giornale di Latina. Si occupa essenzialmente di cronaca, in particolare di cronaca giudiziaria

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