martedì 9 Agosto 2022
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I rischi di Coletta, una rivoluzione stropicciata

“Stropicciata”, così definisce Gianmaurizio Foderaro, Latina. Foderaro sarà ospite della prossima puntata di Attenti a Quei Due in onda domani, l’occasione è una chiacchierata, ma chi viene di tanto in tanto nella sua città, come lui, vede cose che chi c’è ogni giorno non nota, non percepisce.

“Stropicciata”, che è uscita dalla lavatrice, che si è asciugata al sole, che è profumo di Marsiglia al nuovo. Pulita, da scrocchiare come fanno i capi del corredo, dopo che la “stanchezza” del tempo è cancellata da acqua e sapone, dallo sbattere delle lavandaie o dalla forza centrifuga della lavatrice. Ma bisognerebbe stirarla, quella biancheria, con il ferro caldo delle virtù, del senso di essere non monadi ma comunità.

Damiano Coletta ha intuito che esisteva un bisogno prepolitico, diffuso, abbandonato dalla politica dei partiti, tutta tesa a se stessa, la “partecipazione”. Non che sia stata una idea originale: Delio Redi fece 18 circoscrizioni, fece 18 presidenti, una marea di assessori e una massa di consiglieri. Certo era cattolico e il suo orizzonte era la parrocchia, la famiglia, il vicinato (fu il primo sindaco cispadano). La cosa fu smontata dopo da culture decisioniste, dalla corsa al capo, dall’imperativo cesarista. Coletta, e i suoi, capisce il vuoto, lo riempie, lo attua, lo costruisce.

È il senso della sua “rivoluzione”, ma che deve “ingentilire” con modalità rassicuranti per la sua base che non è “proletaria”, non è borghese, ma di una “protopiccolaborghesia” che vuole la Bastiglia, ma odia il fango, il sangue e teme tanto i sanculotti quanto nostalgici del re. Coletta allarga lo spazio partecipativo, ma chiude all’osmosi con il resto della società. I suoi intendono la partecipazione come “loro partecipazione”, sono la frazione che si fa tutto escludendo di crescere ancora.

Bislacco che il movimento che intercetta il bisogno di aprire il palazzo lo blinda per non contaminarsi.

Ecco, forse lo stropicciato si spiega così, quella gentilezza che doveva essere sfrontatezza, quella normalità che rischia il banale.

Non amo Coletta, men che meno i colettini, ma sicuramente sono “rivoluzionari” e risposta ad un sistema politico imploso, ma dopo presa la Bastiglia bisogna gestire le carcere e il regno e, per far questo, occorre la curiosità iniziale, non l’arroganza attuale. Altrimenti? “Stropicci una rivoluzione”.

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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